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I generali, gli ammiragli ed altri che si fecero corrompere con i soldi messi a disposizione dall'Inghilterra .... ecco come 1000 scalcinati in camicia rossa riuscirono a sbarcare in Sicilia. Questi traditori diedero ordine alle proprie truppe ed alle proprie navi di "ritirarsi" senza combattere. Lo sbarco avvenne sotto la protezione di navi inglesi che si interposero tra le due navi di garibaldi ed i cannoni delle batterie portuali di Marsala.
Ecco un primo elenco traditori 

Generale Landi Francesco 
Generale Cataldo 
Generale Lanza Ferdinando 
Generale Ghio Giuseppe 
Comandante Acton 
Comandante Cossovich 
Conte Anguissola  
Ammiraglio Salazar 
Alessandro Nunziate 
Generale Gullotti 
Generale Menendez 
Generale Briganti 
Liborio Romano 
Demetrio Salazaro 
Giovanni Pantaleo 
Agostino Bertani 
Giuseppe Ricciardi 
Conte Nisco di Siracusa 
Ammiraglio Ruggero Settimo (quello di una delle vie principali di Palermo) 
Giurista Emerico Amari (quello di una delle vie principali di Palermo) 

Ferdinando Lanza 
Ferdinando Lanza (Nocera de' Pagani, 10 aprile 1788 – Napoli, 21 maggio 1865) è stato un generale italiano borbonico, Tenente Generale nell'esercito del Regno delle Due Sicilie nel corso della seconda metà del XIX secolo. 

Proveniente dalla Cavalleria, solo nel 1848 fu promosso generale. La prima azione militare di rilievo, che lo vide sonoramente sconfitto malgrado la sua forte superiorità numerica, fu quella che il 9 maggio 1848 lo portò a combattere contro le truppe di Giuseppe Garibaldi davanti a Palestrina, nel quadro delle vicende connesse alla Repubblica Romana e che aveva portato i 7.000 uomini della divisione francese di Oudinot, il cui 20° battaglione di linea era stato travolto il 30 aprile 1848 in un attacco alla baionetta dai garibaldini nelle operazioni che portarono alla conquista di Villa Pamphili e di Villa Corsini (in cui Garibaldi ebbe una ferita al fianco) e quelle borboniche a difendere le sorti del Papato. Partecipò nel 1849, agli ordini di Carlo Filangieri, alla spedizione di riconquista borbonica della ribelle Sicilia dopo i moti del 1848. 

Fu l'inetto Maresciallo di campo, delegato dal Re Francesco II delle Due Sicilie, alla difesa della capitale vice-reale di Palermo nel corso dell'impresa dei Mille di Giuseppe Garibaldi. All'epoca, ormai settantacinquenne e obeso al punto di non poter quasi cavalcare, equivocò totalmente sulla presenza alla periferia di Palermo dei garibaldini (che pensava si fossero ritirati alla volta di Corleone e si fece di conseguenza trovare del tutto impreparato al momento dell'assalto che i Mille e i picciotti siciliani portarono attraversando il Ponte dell'Ammiraglio sul fiume Oreto (così detto perché costruito in età medievale dall'Ammiraglio Giorgio d'Antiochia). 

Lanza - reiterando la passata esperienza palermitana di 11 anni prima che era valsa al re Ferdinando II di Borbone il non onorevole soprannome di "Re Bomba" - ordinò allora, come aveva più volte preannunciato, che le artiglierie dei forti e della flotta bombardassero l'odiata Palermo, provocando la morte di circa 600 persone e la distruzione di un gran numero di abitazioni. 

Dopo la fine della guerra, non vergognandosi del suo operato, si recò pure a palazzo d'Angri ad ossequiare Garibaldi. 

Giuseppe Ghio 
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Giuseppe Ghio (Palermo, 20 agosto 1818 – Napoli, 24 gennaio 1875) è stato un generale italiano, più precisamente è stato un ufficiale del Regno delle Due Sicilie passato, nel 1860, all'Esercito italiano. 

Biografia [modifica] 
Discendente da una famiglia di tradizioni borboniche (Rosa Baccher, la nonna, era sorella dei borbonici la cui congiura fu denunciata da Luisa Sanfelice[1]), frequentò il collegio militare della Nunziatella. Terminati gli studi, intraprese la carriera militare. 

Capitano dei Cacciatori nel 1 marzo 1840[2]; nel 1857, da tenente colonnello, fu al comando delle truppe che sconfissero a Padula i "Trecento", i rivoluzionari guidati da Pisacane e Nicotera[3]. Da generale guidava l'esercito borbonico che, forte di oltre diecimila uomini e dodici cannoni, senza combattere, il 30 agosto 1860 si arrese a Soveria Mannelli ai volontari garibaldini calabresi guidati da Stocco[4][5][6]. 

Nel settembre 1860, pochi giorni dopo la resa di Soveria Mannelli, Giuseppe Garibaldi nominò Ghio comandante di Sant'Elmo, la piazza di Napoli. A questa nomina seguirono vivaci proteste da parte dei mazziniani, per il ruolo avuto da Ghio nella fine di Pisacane[7], in seguito alle quali poche settimane dopo (novembre 1860) Ghio lasciò l'esercito piemontese[8]. A causa delle modalità della resa di Soveria Mannelli e del successivo ingresso nell'esercito piemontese, Giuseppe Ghio venne accusato di tradimento dai fautori della monarchia borbonica[9]. Morì di morte violenta in località "Ponti Rossi", a Napoli.

Ultimo aggiornamento (Sabato 30 Aprile 2011 13:45)

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